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Disegno di Debora Benincasa

Amsterdam, 1888. Un omino magro ed elegante cammina sotto la pioggia. Ha un appuntamento in un caffè del centro, ha un appuntamento con un ragazza che ha conosciuto qualche tempo prima e alla quale non riesce più a smettere di pensare. Si siede al tavolo, ordina, guarda fuori dalla vetrina. Lei è in ritardo. “Verrà”, continua a ripetersi. Quando questa convinzione diventa via via sempre più debole, ecco il tintinnio dei campanelli alla porta e la ragazza che entra nel caffè. È bellissima, esattamente come la ricordava. Ha la frangia corta corta e un ampio vestito che la fa sembrare una piccola bambola. Sorpreso ed eccitato l’omino si alza per accoglierla, ma sbatte contro il tavolo e rovescia il suo caffè. “Maledizione”. La ragazza ride cortese, ordinano di nuovo, l’appuntamento può cominciare. I due chiacchierano un po’, niente di importante all’inizio, ma poi, senza nessun preavviso: “è da quando ti ho incontrata che non riesco a smettere di pensarti” dice lui “e questo ti assicuro non mi succede molto spesso. Vorresti sposarmi?” “Grazie, ma non posso accettare” Gelo. L’omino in questione è Theo Van Gogh, la ragazza è Johanna Bonger e io sono davvero convinto che la sfiga provi un gusto maledettamente sadico nel continuare a perseguitare quest’uomo. Johanna non accetta, ma non lo fa per pura cattiveria. Non accetta perché è una donna fiera e combattiva: ama l’arte, la musica e la poesia, ha una laurea (siamo alla fine dell’800!) ed è incazzata nera con la società del tempo che non permette alle donne di potersi esprimere come vorrebbero, e non può sposare un uomo soltanto perché le chiede di sposarlo, lei non lo ama. È tutto. Ma Theo non si dà per vinto e a poco a poco riesce a convincere Johanna che il suo è amore vero e che non gli interessa sposare una donna soltanto perché si deve fare. E questo colpisce Johanna a tal punto che, dopo un anno, accetta la proposta (evvai!). I due si sposano e sono molto felici. Vivono a Parigi in un piccolo appartamento pieno di quadri luminosi, quadri che vengono spediti regolarmente a Theo da quel suo strambo fratello che vive in Provenza, assieme a lettere che riempiono ogni cassetto disponibile. I due dopo qualche tempo avranno un bambino, che chiameranno (pensa un po’) Vincent. Ma l’idillio finisce qui (e ti pareva). Theo è costantemente in ansia per il fratello, i soldi non bastano mai, la casa è troppo piccola per tutti quei quadri. La preoccupazione di Theo è un’escalation senza fine, anzi una fine c’è: la morte di Vincent. Da quel momento in poi quell’omino così brillante che aveva finito per amare davvero, con il quale passare serate interminabili a discutere seduti in poltrona come dei veri accademici, diventa un gigantesco buco nero che finirà col risucchiarlo. Theo di lì a poco muore, sopravvive al fratello soltanto sei mesi. Il loro matrimonio è durato giusto un paio d’anni. Johanna adesso si trova vedova, con un bambino appena nato, in una casa piccola ingombra di circa duecento quadri. Qualcuno le suggerisce di bruciarli tutti, tanto portano via soltanto spazio. Ma lei non può fare a meno di continuare a guardarli, sono un pensiero fisso, magneti che attraggono i suoi occhi. Capisce allora quanto quei dipinti siano preziosi e importanti, così come li considerava Theo. Fa le valigie, vende l’appartamento, prende il bambino, le lettere, i quadri e lascia Parigi per ritornare a casa, in Olanda. Ora ha un piano: è giunto il momento di far conoscere al mondo la luce sfavillante di quelle tele. Con la sua frangetta corta e il suo vestito migliore bussa alla porta di tutte le gallerie, qualcuno sarà pur disposto ad esporre quella potenza. Riceve una serie lunghissima di porte in faccia ma alla fine qualcuno accetta. Organizza le prima mostre, riceve critiche durissime perché una donna non è degna di organizzare una mostra d’arte. Johanna si incazza tantissimo e non molla. Ripensa alle lettere che i due fratelli si scambiavano regolarmente e che le ingombrano la casa. Le legge una ad una e se ne innamora, sente che la grandezza del cognato (e anche di suo marito) va ben oltre il suo lavoro, che dietro quelle lettere c’è un’umanità incredibile e un grido, lo stesso grido che c’è dentro i quadri. Deve soltanto trovare un editore che le pubblichi. E di nuovo prende il suo vestito migliore, un colpo di spazzola alla frangetta e via a bussare alle porte finché trova qualcuno disposto a pubblicarle. La corrispondenza tra i due fratelli (Lettere a Theo, in italiano) esce qualche anno dopo, nel 1914, assieme ad una storia della famiglia Van Gogh scritta da Johanna stessa. Da quel momento in poi la popolarità del pittore di girasoli esplode, tutti vogliono vedere i quadri di Vincent Van Gogh, tutti vogliono esporre i suoi quadri, ammirarli, comprarli! Johanna continuerà per tutta la sua restante vita a far conoscere i quadri del cognato, a tener vivo il suo ricordo: un impegno che porterà Vincent ad essere riconosciuto tra i geni più grandi della pittura moderna. Adesso sappiamo chi ringraziare la prossima volta che incontriamo un quadro o anche soltanto una riproduzione del nostro amatissimo pittore olandese.

Marco Gottardello

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