Narratori di storie – Ascanio Celestini

Amedeo Anfuso News

Narratori di storie - Ascanio Celestini

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Quando entriamo a teatro la sala è piena e la signora accanto a me non è contenta, dice che preferisce stare larga, “agli altri spettacoli non c’era mai nessuno”, e a lei sembra una cosa bellissima. Io ho cercato di farmi piccola piccolissima per lasciarle più spazio, ma quando Ascanio Celestini ha iniziato a parlare, sia io che la signora abbiamo cominciato a crescere, a occupare più volume, siamo diventate più alte, più grasse, siamo diventate enormi, noi e tutto il teatro. Inciccioniti e rafforzati dalle parole che ascoltavamo, che ci scaldavano il cuore e quindi anche la pancia, le mani, le gambe, i capelli; tutto cresceva in un sollievo di bellezza. Lo spettacolo si intitola Pueblo ed era in stagione al Teatro Stabile di Torino.

Celestini racconta storie e, facendolo, ci regala uno sguardo nuovo, ci prende gli occhi e ce li pulisce. Così che adesso riusciamo a vedere molto più lontano, possiamo vedere fino al magazzino dietro al supermercato dove di lavoro si muore o si viene licenziati, possiamo vedere la casa di plastica della barbona che non chiede l’elemosina, e la zuppa liofilizzata, e la madre zitta; possiamo vedere tutto, e sentirlo. Perché questa è la grande magia del teatro e del racconto, ti raggiunge in luoghi nascosti e oscuri, luoghi che la televisione non riesce più a risvegliare. Se abbiamo perso la capacità di emozionarci, di indignarci, di soffrire di fronte alle immagini dei morti in mare, il teatro arriva a prenderci, ci scava più in basso e ci recupera. I grandi narratori hanno il potere di svegliarci, di prenderci per mano e e farci aprire le nostre porte, hanno il potere di costringerci a lasciarle aperte, così che possa entrare tutto, perché noi siamo abbastanza forti da poterlo affrontare. Possiamo conoscere, impaurirci, sentire dolore, e nel frattempo ridere e immergerci di bellezza, e ancora piangere e urlare forte. Possiamo scoprire le storie di chi ci sta intorno, conoscerlo, accogliere le nostre difficoltà, le nostre diversità e allungare la mano.

Quando Celestini ha finito di parlare, io, la signora e tutto il teatro eravamo dei giganti che applaudivano così forte da non potersi fermare. E allora siamo state proprio fortunate, signora mia, che siamo diventate così grandi e coraggiose, e la prossima volta son sicura che vorrà sedersi ancora più stretta, ancora più appicciata, così che insieme a lei e a me, ancora più persone possano scoprire la bellezza di queste altezze.

Grazie

Debora Benincasa

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